Per quindici anni la domanda «e quella che non consumo?» aveva una risposta semplice: scambio sul posto. Oggi quella risposta non c’è più, e il modo di progettare un impianto domestico cambia di conseguenza.
Cosa è successo
Lo scambio sul posto è chiuso alle nuove adesioni. L’ultima finestra riguardava gli impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025, con istanza al GSE entro il 26 settembre 2025 (delibera ARERA 78/2025/R/efr, confermata dalla 213/2025/R/efr, in attuazione dell’art. 9 comma 2 del D.Lgs. 199/2021). Chi installa oggi non può più attivarlo.
Per i nuovi impianti il riferimento è il Ritiro Dedicato: il GSE acquista l’energia immessa in rete. Nel 2026 riconosce il prezzo zonale orario, indicativamente tra 0,10 e 0,13 €/kWh, oppure il prezzo minimo garantito di 0,0475 €/kWh per il fotovoltaico, applicando a conguaglio il valore più favorevole.
Confrontiamolo con quello che paghi quando l’energia la compri, intorno ai 0,30 €/kWh tasse incluse. Il rapporto è netto: l’energia che immetti vale circa un terzo di quella che acquisti. E nelle ore centrali di una giornata di sole vale ancora meno, perché tutti gli impianti italiani producono nello stesso momento e il prezzo di mercato scende proprio lì.
Il ragionamento che ne segue
Se vendere rende poco, il valore di un impianto si sposta tutto su un’altra grandezza: quanti kWh prodotti restano in casa. È un cambio di prospettiva che molti preventivi non hanno ancora recepito, perché continuano a mettere in prima pagina i kWp installati.
I numeri, con le assunzioni dichiarate — famiglia al Nord, impianto da 3-6 kWp, consumi concentrati tra le 18 e le 23. Senza accumulo, la quota di energia autoconsumata sta tra il 25% e il 30%: il resto esce, e vale un terzo. Con un accumulo dimensionato sul consumo serale, la stessa famiglia sale tra il 55% e il 65%. È il singolo intervento che sposta di più il conto, più di qualsiasi aumento di potenza sul tetto.
Il terzo pezzo: decidere quando accendere le cose
La batteria conserva l’energia che avanza. Ma prima ancora, c’è una domanda che nessun pannello può risolvere da solo: quando accendere l’acqua calda, la pompa di calore, la ricarica dell’auto?
Se la risposta la dà l’abitudine, la lavatrice parte la sera e lo scaldabagno si accende alle sette del mattino, cioè quando il tetto produce poco o nulla. Se la risposta la dà un sistema che guarda la produzione in tempo reale, quelle stesse utenze partono a mezzogiorno con l’energia del sole, e la batteria resta piena per la sera.
È il lavoro di SOLABRaiN, il sistema di gestione dell’energia sviluppato dal centro ricerche Solavita. Misura produzione e consumi, impara dalle abitudini della tua famiglia, tiene conto del meteo e comanda i carichi della casa invece di limitarsi a mostrarli in un grafico. La casa diventa smart nel senso concreto del termine: decide da sola quando conviene consumare.
Una giornata qualsiasi, per capirci. Sono le undici, il tetto produce 4 kW e in casa se ne stanno usando 300 W. Senza gestione, 3,7 kW vanno in rete a un terzo del loro valore. Con la gestione attiva, parte l’acqua calda, parte la ricarica dell’auto, e quello che avanza carica la batteria. La sera, quando accendi il forno, stai usando l’energia di mezzogiorno.
Sull’autoconsumo questo vale altri dieci-venti punti rispetto a un impianto con batteria ma senza gestione. Sommati ai precedenti, spiegano perché due impianti identici sullo stesso tetto possono valere in bolletta cifre molto diverse.
Se hai già lo scambio sul posto
La tua convenzione resta valida fino alla scadenza naturale, con un limite: superati quindici anni dalla prima sottoscrizione non è più rinnovabile, e si passa automaticamente al Ritiro Dedicato. Gli impianti allacciati nel 2011, quelli del boom del Conto Energia, stanno arrivando a quella scadenza proprio in questi mesi. Per loro il valore dell’energia immessa cala di colpo, ed è il momento giusto per rifare i conti su un accumulo.
In sintesi
La fine dello scambio sul posto non toglie convenienza al fotovoltaico: sposta il punto in cui la convenienza si crea. Non più il contatore che gira all’indietro, ma la quantità di energia che riesci a usare da te. Su quello si progetta: potenza adeguata ai consumi, accumulo dimensionato sulla sera, e un sistema che decida quando accendere cosa.
Il configuratore ti dà una prima stima dell’autoconsumo raggiungibile a casa tua. Se preferisci parlarne, i contatti sono qui.
Dati verificati: chiusura SSP e date di accesso (delibere ARERA 78/2025/R/efr e 213/2025/R/efr, art. 9 c. 2 D.Lgs. 199/2021); RID 2026, prezzo minimo garantito 0,0475 €/kWh e prezzo zonale indicativo 0,10-0,13 €/kWh; limite dei quindici anni sulle convenzioni in essere. Quote di autoconsumo: nostre elaborazioni sulle assunzioni dichiarate.
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